Il progetto ARTIS

Il progetto nasce dalla scelta condivisa di docenti dell’Università di Roma Tre di far convergere competenze ed esperienze già maturate in differenti ambiti di conoscenza in un nuovo e ampio settore di approfondimento scientifico. La natura complessa del tema ha condotto alla costituzione d’un gruppo di ricerca interdisciplinare in cui si intrecciano saperi e competenze nel campo della comunicazione, della pedagogia, della storia dell’arte e dell’archeologia, dell’architettura, della divulgazione scientifica, dello sviluppo della persona e della sua inclusione sociale. La visione culturale dell’Unità di ricerca è basata sulla centralità della persona nei processi di trasformazione dell’habitat e sulla necessità che tali processi siano guidati dalla conoscenza delle dinamiche socio-economiche e da un sentimento di cura verso i beni comuni, tra i quali rientra a pieno titolo il patrimonio culturale. Secondo questa visione, il grande paradigma dell’accessibilità trova nel concetto di Sviluppo Umano, così come formulato dallo United Nations Development Programme (UNDP), il proprio orizzonte e il proprio naturale compimento etico, sociale ed economico. Le finalità del progetto sono coerenti con l’obiettivo strategico “Societal Challangers” del Programma Horizon 2020 e, in particolare con il tema “Inclusive, innovative and secure societies”.
Il focus del progetto è la progettazione, nel territorio urbano e nella provincia di Roma, di percorsi culturali e paesaggistici per soggetti di età e competenze diverse. Esperti come storici dell’arte, archeologi, matematici, paleontologi, linguisti, studiosi di letteratura e pedagogisti creeranno materiali-guida testuali e multimodali accessibili agli utenti.

Il progetto nasce dalla scelta condivisa di docenti dell’Università di Roma Tre di far convergere competenze ed esperienze già maturate in differenti ambiti di conoscenza in un nuovo e ampio settore di approfondimento scientifico. La natura complessa del tema ha condotto alla costituzione d’un gruppo di ricerca interdisciplinare in cui si intrecciano saperi e competenze nel campo della comunicazione, della pedagogia, della storia dell’arte e dell’archeologia, dell’architettura, della divulgazione scientifica, dello sviluppo della persona e della sua inclusione sociale. La visione culturale dell’Unità di ricerca è basata sulla centralità della persona nei processi di trasformazione dell’habitat e sulla necessità che tali processi siano guidati dalla conoscenza delle dinamiche socio-economiche e da un sentimento di cura verso i beni comuni, tra i quali rientra a pieno titolo il patrimonio culturale. Secondo questa visione, il grande paradigma dell’accessibilità trova nel concetto di Sviluppo Umano, così come formulato dallo United Nations Development Programme (UNDP), il proprio orizzonte e il proprio naturale compimento etico, sociale ed economico. Le finalità del progetto sono coerenti con l’obiettivo strategico “Societal Challangers” del Programma Horizon 2020 e, in particolare con il tema “Inclusive, innovative and secure societies”.

Il focus del progetto è la progettazione, nel territorio urbano e nella provincia di Roma, di percorsi culturali e paesaggistici per soggetti di età e competenze diverse. Esperti come storici dell’arte, archeologi, matematici, paleontologi, linguisti, studiosi di letteratura e pedagogisti creeranno materiali-guida testuali e multimodali accessibili agli utenti.
Gli scenari di intervento non saranno i musei, in cui già da tempo in Italia e all’estero sono portate avanti attività volte a favorirne l’accessibilità, bensì aree urbane ed extraurbane in cui convivano siti archeologici, beni storico-artistici, siti tecnico-scientifici, esempi di archeologia industriale, siti paleontologici, tracce di tipo diverso di un passato lontano o recente che permettano di cogliere la complessa stratificazione di una città come Roma e del suo territorio limitrofo. Due sono i risultati attesi: da un lato, la valorizzazione anche turistica di territori ancora trascurati in tal senso; dall’altro, la riscoperta e la riappropriazione da parte della collettività del suo territorio. 


Lo sfondo teorico in cui il progetto si colloca si articola nei seguenti filoni:

  • accessibilità, in particolare quella comunicativa. L’ambito dell’accessibilità comprende tradizionalmente l’eliminazione delle barriere architettoniche (fisiche e senso-percettive), ma il suo campo d’azione non si esaurisce in questo aspetto: attiene anche al miglioramento delle relazioni uomo-ambiente e alla qualità dell’abitare. Tale obiettivo non si consegue mediante la semplice applicazione di norme e regolamenti, ma grazie a progetti basati sulla centralità delle persone. In questa dimensione, molto chiara quando occorre intervenire sul patrimonio culturale, assume un particolare rilievo l’accessibilità comunicativa. Il tema è stato oggetto di trattazione nei vari ambiti di ricerca di linguistica applicata e linguistica computazionale che si sono occupati del problema della semplificazione della comunicazione istituzionale e dell’uso di sistemi linguistici e comunicativi diversi nel caso delle disabilità sensoriali: le guide in LIS per i sordi, ad esempio, e i percorsi tattili per non vedenti e gli ipovedenti. Proprio per la fruizione dei beni culturali da parte di questi utenti, impossibilitati ad accedervi in totale autonomia, è fondamentale il ruolo di tecnologie innovative dirette a favorirne la piena inclusione e l’accessibilità al patrimonio. Fra le tecnologie al servizio della semplificazione dei dati linguistici non va dimenticato il TAL (trattamento automatico del linguaggio), che gode di una lunga tradizione di studi e che ha subito un’accelerazione negli ultimi dieci anni: Gli strumenti TAL offrono la possibilità di intercettare parametri di complessità linguistica molto raffinati. A differenza dei tradizionali indici di leggibilità, tipicamente basati sulla lunghezza delle frasi, i nuovi indici computano parametri linguistici molto articolati, come quelli sintattici.
  • nozione di museo diffuso. Com’è noto, un museo diffuso, diversamente da un normale museo, non è circondato da mura, ma interessa un territorio caratterizzato da un patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevante, che merita di essere tutelato, valorizzato e restaurato. Gli oggetti che espone, accanto a quelli di interesse etnografico e storico, sono i paesaggi (naturali e antropizzati), l’architettura, i siti, le testimonianze orali della tradizione: un sistema unitario di beni culturali posti in relazione tra loro mediante dispositivi che ne assicurino l’accessibilità e l’intelligibilità. Il museo diffuso non sottrae, dunque, elementi ai luoghi in cui sono stati creati dislocandoli sui piani fisico e concettuale dal contesto di provenienza e talora offrendone una ristretta campionatura, eterogenea e incoerente: al contrario, trasforma lo stesso territorio in una collezione vivente e in evoluzione, da scoprire, percorrere, comprendere nella sua dimensione reale e globale. In questa nuova tipologia museale, che esige un approccio necessariamente interdisciplinare per potere interpretare tutta la polisemica complessità del territorio in diacronia e in sincronia, l’efficacia comunicativa della forma espositiva costituisce un aspetto fondamentale.
  • ambiente come una scuola all’aperto. La positività dell’educazione all’aperto è un punto fermo nella pedagogia per l’impatto educativo che deriva dalla sollecitazione di tutti i sensi e di tutte le facoltà dell’essere umano nel momento in cui vive in un ambiente naturale. La tradizione culturale più recente riscopre il valore dell’esperienza all’esterno, nel bosco, nel prato, nell’orto come formazione al rispetto dell’ambiente e come educazione alla acquisizione di comportamenti che salvaguardano la vita di relazione con sé stessi, con gli altri, con le cose. Dall’educazione intellettuale, a quella morale e a quella sociale, il rapporto con la natura fa crescere il bambino, orientandolo verso l’armonia interiore ed esteriore. Nell’interazione del bambino con il bene culturale paesaggistico si apre, rispetto alla comunicazione favorita e inventata, un discorso innovativo e sperimentale, rintracciabile a due livelli di analisi: il primo riguarda la comunicazione bambino-natura; il secondo l’estensione di quest’ultima nella rete. L’anello di congiunzione tra i due livelli è dato dal museo vivente outdoor. 

La ricerca delle neuroscienze permette di prendere coscienza dell’interazione tra natura e cultura come ambiti che si influenzano e che condizionano tutto il campo di esperienza e di relazione del bambino, nella consapevolezza, o coscienza, che la loro interazione non sia un limite dell’una all’altra e viceversa. Vivere in luoghi aperti e sperimentare contatti umani, di cura e attenzione, previene situazioni di aggressività e di isolamento: la vita sociale si arricchisce e potenzia l’attività della mente. Si diventa più intelligenti, oltre che più creativi e più socievoli. La ricerca pedagogica ha messo, pertanto, in luce il ruolo dell’educazione outdoor e a) definisce la sostenibilità come valorizzazione dell’ambiente naturale paesaggistico reale e vivente; b) esamina lo sviluppo dell’infanzia in ambienti sostenibili perché naturali, non artificiali e non virtuali; c) crea il prodotto del museo vivente outdoor come confluenza della trasformazione del linguaggio in comunicazione significativa (museo vivo vs museo morto).

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